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Argomento 'Politica'

Lettera aperta d'un comunista ai comunisti
Data di pubblicazione: 16/04/2008
Lettera aperta d'un comunista ai comunisti

<<Care compagne, cari compagni

a scanso di equivoci questa lettera non vuole essere né la recriminazione di errori reali o presunti, né una campagna acquisti, ma solo una lettera da un compagno desideroso di un dialogo.

Care compagne, cari compagni,

Nel millenovecentonovantacinque ho aderito a un sogno, il sogno che dalle ceneri di un grande partito comunista, con tutti i suoi pregi e i suoi limiti, dalla convergenza di molte forze derivanti dall'esperienza della sinistra extraparlamentare e non, insieme si potesse ricostruire l'opposizione al sistema capitalistico, insieme si potesse ricreare quell'egemonia culturale nel mondo operaio che per molti anni in un passato non molto lontano ha permesso a un'intera classe di sfruttati di alzare la testa e rivendicare, ottenendoli, molti diritti fondamentali.

Insieme a molte compagne e molti compagni mi sono impegnato per realizzarlo quel compito, ho creduto, come molti altri, che fosse possibile.

Si è iniziato con il lavoro davanti alle fabbriche, nei luoghi di aggregazione di massa, sempre con l'idea della conquista del potere dal basso, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, sempre con l'idea che la contaminazione con il potere fosse da evitare.

In quel contesto tutti quelli che non condividevano la scelta di un'alternativa socialista della società erano intesi come nemici, tanto le forze della destra, rivitalizzate dalla "scesa in campo" di Berlusconi, quanto le forze della sinistra di governo di Achille Occhetto colpevole dell'aver preferito il riformismo socialdemocratico all'alternativa comunista.

In quel contesto il neonato Partito della Rifondazione Comunista è cresciuto e si è radicato nell'Italia della seconda repubblica divenendo l'unico riferimento di una classe tradita, divenendo fenomeno di massa e fenomeno soprattutto culturale.

Allora siamo cresciuti, insieme, uniti dallo stesso orizzonte e i lavoratori erano con noi.

Certo al nostro interno il dibattito era forte, talvolta aspro, ma l'idea che noi eravamo qualche cos'altro rispetto a una classe politica dedita al governismo e alla politica intesa come professione, ci univa.

Sono passati molti anni da allora, anni in cui si è cresciuti elettoralmente e come consenso tra i lavoratori.

Poi è stata compiuta la prima svolta cercando alleanze locali e in fine nazionali con i partiti del centro sinistra, un tragico errore che abbiamo pagato a caro prezzo: una scissione e un primo scollamento dalla nostra gente.

L'idea perseguita tenacemente negli anni successivi, idea che ho perseguito anch'io sbagliando, del poter influire sulle cose standone all'interno, ha portato la sinistra di alternativa ad essere un partito, presente in ogni amministrazione locale e nell'ultimo governo Prodi, svuotato non soltanto di ogni capacità di autonomia rispetto ad esso, ma prigioniero di una logica mortale secondo cui al di fuori del governo si deve organizzare l'alternativa ma all'interno di esso si votano tutti quei provvedimenti contro i quali si è scesi in piazza, in nome di una lealtà incomprensibile. Non parlo solamente della grave condotta tenuta durante i due anni di governo Prodi, ma mi riferisco a tutte quelle realtà locali amministrate dal centro sinistra, dove cemento e speculazioni la fanno da padrone e, dove la sinistra di alternativa si è resa complice.

Non sono bastati gli enunciati dell'ultima ora, o il tentativo di costruire l'arcobaleno, perché la nostra gente, quella che si è sentita tradita per l'ennesima volta, desse il consenso a una sinistra che predica bene e razzola male.

Troppe missioni militari sono state votate, troppe riforme delle pensioni sono state attuate, troppe leggi di precarizzazione del mondo del lavoro, troppe colate di cemento nelle nostre coste, hanno visto la complicità di PRC, C.I. e dell'arcobaleno in ultima fase per pensare di poter recuperare sulla nostra gente.

E la nostra gente allora cosa ha fatto? Ha rivolto il voto, il loro voto di protesta altrove.

La lega, che in questi anni ha lavorato per la costruzione reale, sul territorio, di un partito di massa è divenuta il nuovo riferimento della classe operaia.

La lega, che mentre i compagni dirigenti erano nella stanza dei bottoni a meditar di rivoluzione e ha schiacciare quei bottoni che la rivoluzione la allontanavano sempre più, era nelle piazze, davanti alle fabbriche, nei luoghi di massa a costruire un partito di massa di borghesi, ma anche e soprattutto di proletari che con lo stipendio non arrivano a metà mese.

Con rammarico, molto rammarico, mi viene da dire che forse alla fine si è avuto ragione noi, che la scelta di governo per un partito comunista, se non si ha il settanta, l'ottanta per cento dei voti, è una scelta impraticabile.

Allora forse care compagne e cari compagni oggi si deve ricominciare tutto dal principio, riportare l'orologio della storia indietro, e ricostruire una sinistra comunista, anticapitalista, capitalizzando gli errori, compiendo scelte di rottura con la recente prassi governista a tutti i livelli. Scelte difficili sì da portare avanti, ma che vedano tra cinque o dieci anni la sinistra comunista riconquistare lo spazio dovuto e soprattutto l'egemonia nella classe proletaria.

Io ho fatto una scelta difficile, difficile perché dopo molti anni ho abbandonato quella che è stata la mia casa, ma l'ho fatto perché avevo la certezza e la speranza che un giorno forse con molti di voi ci si sarebbe rincontrati per continuare il cammino intrapreso.

Oggi forse quel momento è giunto, senza presunzione, senza alcuna volontà di voler infierire su chi ha subito una dura sconfitta, penso che un esame critico dell'esperienza degli ultimi anni si debba fare.

Penso che tutto il gruppo dirigente da Fausto Bertinotti all'ultimo segretario di federazione, di circolo che ha sposato queste scelte debba fare autocritica e farsi da parte, troppo alta è la posta in gioco per fare giocare la partita agli stessi giocatori.

Io ho fatto una scelta che mi ha portato in un partito, il Partito Comunista dei Lavoratori che, nato da solamente da due mesi, là dove si è potuto fare un minimo lavoro di testimonianza, prolegomeni di un più arduo lavoro di radicamento, si è raggiunto percentuali di consenso vicine a quelle del carro armato color arcobaleno.

Dal mio punto di vista, significa che la strada scelta, quella dell'opposizione a prescindere al sistema capitalistico e a ogni partito che in quel campo ha scelto di giocare la sua partita, è una scelta giusta, faticosa ma necessariamente l'unica in grado di farci riconquistare la fiducia persa delle lavoratrici e dei lavoratori, l'unica in grado di gettare le basi per fondare una nuova coscienza di classe nella società italiana.

Il nostro programma è tanto semplice quanto rigido e da questo noi partiamo:

L'opposizione alle classi dominanti e ai loro governi, siano essi di centrodestra o di centro sinistra.

La prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che abolisca il modo di produzione capitalistico e riorganizzi la società su basi socialiste.

Il collegamento costante tra gli obbiettivi di lotta immediati e la prospettiva di fondo dell'alternativa anticapitalista.

In questo breve ma esaustivo e arduo programma, ritengo esistano gli elementi reali per aprire una discussione con tutti voi, perché la storia deve vederci impegnati tutti nella costruzione dell'egemonia proletaria che non c'è, perché dagli errori si deve uscire dando una risposta forte, senza il tentativo di giustificarsi, perché agli errori di un gruppo dirigente ormai lontano dagli ideali che ci hanno visto uniti quasi vent'anni fa, si deve saper uscire rifondando un vero, intransigente Partito Comunista, perché agli errori di un gruppo dirigente ormai lontano dagli ideali che ci hanno visto uniti quasi vent'anni fa, si deve saper uscire cambiando il gruppo dirigente e non gli ideali.

Fraterni saluti.>>


Marco Vigna - Partito comunista dei Lavoratori savona

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15/04/2008 Elezioni: ragioni di vittoria e di sconfitta


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