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Argomento 'Racconti e poesie'

Voglia di non tornare più, ma... di Tania Croce
Data di pubblicazione: 12/12/2006
Voglia di non tornare più, ma... di Tania Croce Lo so lo so che la mia rubrica è di gossip e spettacolo ma in attesa del mio prossimo pezzo che verrà messo online in settimana, vorrei farvi conoscere questo testo drammatico, autobiografico scritto per il teatro ed in cui molti di voi potranno riconoscersi.

La depressione è il male del secolo altro che, e per quello non ci sono medicine ma c’è la solidarietà che coccola e consola e prendere questo mio scritto come una carezza che ho voluto fare a chi si sente o si è sentito sul punto di…

La vita ci sorprende ogni giorno anche quando pensiamo di non farcela più.  Vi abbraccio tutti. A giovedì…



L’attesa del treno sembra infinita questa sera e l’umidità mi entra nelle ossa, insidiosa come spilli nella schiena, e la cervicale mi farà restare sveglia stanotte insieme ai pensieri alterati dalla depressione.
Oscillo sulla linea gialla del binario 2, quella da cui non ci si può sporgere, quella da cui qualcuno si è lanciato per non tornare più.
Forse voleva iniziare il suo viaggio e non soltanto farla finita.
I criminologi, gli psichiatri, gli psicologi studiano, analizzano i gesti estremi senza avere la più pallida idea di cosa passi nella mente e nel cuore di quell’uomo al momento del disperato gesto. Gesto liberatorio, un salto nel vuoto per sentirsi libero dalla vita, vita che imprigiona, che soffoca la serenità persa da troppo tempo ormai.
Il freddo improvviso di questa giornata non frena le mie lacrime di rabbia, per un litigio che come goccia fa traboccare il vaso della mia insoddisfazione.
Passa il treno e lo lascio passare incapace di farmi spazio tra i pendolari furiosi per il ritardo.
La mia furia è maggiore, insopportabile come quel freddo umido, come il vuoto che sento dentro, un vuoto incolmabile e quel senso di vuoto… che mi da i brividi.
Percepisco il nulla, la fine, l’inutilità di questo vivere, di questo patire, sopportare, stringere i denti, morendo ogni giorno senza godere dei piaceri della vita.
Guardo il binario vuoto e buio, qualcuno aspetta come me il prossimo treno con occhi vitrei e senza espressione, volti sbiaditi e stanchi che aspettano di finire su un cuscino per lasciarsi svegliare dalla sveglia il mattino seguente.
Ore uguali ad ore, giorni uguali a mesi uguali ad anni.
Chino il capo per guardare meglio la linea gialla del binario e lo spazio che intercorre tra l’asfalto e le rotaie e penso al prossimo treno e sento il brivido e la leggerezza del viaggio al di là della linea gialla.
“Quando passa il treno - penso - mi getto, sarà un attimo, un gesto fulmineo, improvviso poi la fine, il sonno, la libertà”.
Mi guardo le mani, asciugo le lacrime con le dita e chiudo la giacca per frenare quel tremolio che mi fa sentire nuda, spoglia e sola nel mondo.
Guardo il telefonino non ci sono messaggi.
Il silenzio è una nenia che mi culla e il buio della stazione è il limbo.
Nessun pensiero mi traversa e le lacrime continuano a scendere dietro le lenti scure degli occhiali che tengo per coprire il trucco sciolto.
Il treno corre verso di me e la sua luce rischiara il buio dei miei propositi di morte e mi avvicino per entrare o sarà troppo tardi.
Il fischio del capotreno annuncia la partenza della corsa che mi porterà a casa.
Quel treno che avrebbe potuto concedermi la leggerezza, ha illuminato i miei pensieri e mi ha salvato la vita, una vita che avrei potuto dare via solo per un desiderio di libertà.
Grazie a te messaggero di morte e passeggero di vita per portarmi ancora in viaggio, un viaggio che questa sera avrebbe visto il suo epilogo.


Tania Croce
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