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Terremoto. Per colpa di chi?
Data di pubblicazione: 28/08/2016
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L'Italia è in lutto e i cuori degli italiani si sono uniti a quelli dei superstiti che sabato mattina, nella palestra di Ascoli Piceno, hanno rivolto l'ultimo saluto alle vittime marchigiane del terremoto durante il funerale celebrato dal vescovo Monsignor Giovanni d'Ercole, alla presenza delle autorità dello stato e dei sindaci delle località colpite
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha salutato i parenti delle famiglie colpite nelle regioni di mezzo, garantendo loro che non verranno lasciati soli. Esauriente è stata la cronaca giornalistica di Filippo Gaudenzi, che ha tenuto per tutto il tempo della cerimonia in diretta su raiuno, un tono di voce bassa, dando la misura della tragicità dell'evento e soprattutto del dolore e lo stordimento dei sopravvissuti che hanno perso tutto.
Tutto il mondo è stato solidale (in foto le testate che hanno riportato la notizia fonte rai.it). Il New York Times ha definito l'Italia, una terra fragile dove tanti turisti stranieri si trovavano a festeggiare le vacanze, considerando il bel paese, un'oasi di serenità, un luogo sicuro.
Di chi è la colpa non si sa, una cosa è certa, la natura è arrivata dove l'uomo non è intervenuto nelle zone a più alto rischio sismico.
I parenti piangono la perdita dei propri cari e di chi è ricoverato negli ospedali di Rieti, Ancona, Ascoli, Roma e Perugia a lottare tra la vita e la morte. Intere famiglie sono state devastate e alcuni corpi non sono stati riconosciuti.
Resta l'estate e le sagre, pur essendo passata la voglia di fare festa al centro Italia, ieri 27 agosto, sarebbe stata la giornata della Sagra dell'Amatriciana, di cui l'Hotel Roma era il riferimento e dove stati estratti altri due corpi senza vita, ma la notizia confortante è che lo chef si è salvato, mettendo in salvo anche i gestori della struttura ormai distrutta.
Tra buonismi, recriminazioni, presunte accuse, programmi preconfezionati e giornalisti catastrofisti in prima linea, ciò che resta è un Paese che sente il bisogno di condividere il dramma che ci ha spezzato il cuore.
Resta in quelle zone, la povera gente, che ha perso familiari, un tetto, il lavoro e il paese stesso che nel giro di pochi secondi, si è trasformato in un cumulo di macerie.
di Tania Croce
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