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Argomento 'Racconti e poesie'

Il Vermetto… (era la notte di Natale!)
Data di pubblicazione: 28/12/2006
Il Vermetto… (era la notte di Natale!) Quella mattina di Dicembre si era svegliato con la luna di traverso; il cielo plumbeo ed un vento gelido non facevano che acuire il suo malumore, mentre percorreva il tragitto da casa al luogo di lavoro.
"Mi sento proprio un Verme..." - esclamò, esternando il proprio pensiero.
"Buon giorno, Vermetto, come stai?"
Un sottile profumo gli solleticò le narici; guardò in su ed incrociò gli occhi sorridenti della Farfallina.
"Non essere così abbattuto... tutti conosciamo il duro ed utile lavoro dei Vermi...
Ciao! Buona giornata e buon lavoro!..."
Il Vermetto rispose con un sordo brontolio e riprese il cammino.
Invidiava la Farfalla, la sentiva così sicura di sé, così decisa, mentre lui...
Già, era così facile poter essere sempre allegri, felici, sereni... lei non aveva pensieri, preoccupazioni, poteva librarsi nell'aria... lui invece doveva lavorare, non poteva mai fermarsi, altrimenti il suo giardino non sarebbe fiorito, a primavera.
Si scrollò di dosso un po' di freddo e di malumore, pensando al lavoro, e si infilò sotto terra.
Percorse rapidamente il corridoio che lo separava dal suo ufficio e finalmente si sedette alla scrivania.
Dopo il caffè cominciò a farsi prendere dall'ingranaggio lavorativo; si sentiva a suo agio, davanti al computer!
Inserì il programma e lesse sul monitor i lavori che avrebbe dovuto compiere durante la giornata: sistemare i bucaneve e le primule, verificare le radici delle rose ed i bulbi dei tulipani, controllare i semi delle margheritine ed, infine, dare un'occhiata al formicaio ai piedi dell'abete...
Non c'era un attimo da perdere!
S'infiló la tuta e si mise all'opera.
Ma quello era proprio un giorno nato male.
Cercava di concentrarsi il piú possibile, ma il suo pensiero correva lontano, indietro nel tempo.
In un susseguirsi di immagini rivedeva la Primavera, i voli della Farfallina che ora si posava sulle margherite, poi spariva nella corolla dei tulipani per riemergere un attimo dopo, volargli accanto come un soffio impalpabile e scomparire nel sole.
Ora la vedeva impazzire di gioia tuffandosi da una rosa all'altra, scherzare con le formichine, fargli il solletico per vederlo raggrinzire e distendersi subito dopo, scatenando l'allegria di tutti gli abitanti del giardino.
Inutile precisare che la sua aiuola era la piú bella, e quest'anno era piú splendida che mai, forse perché veniva a lavorare piú volentieri, la mattina presto, per godersi di nascosto il risveglio della Farfallina.
La guardava stiracchiarsi, lavarsi nella corolla dei fiori con la rugiada notturna e poi via, su nel cielo azzurro, incontro al sole.
Gli piaceva il profumo che la Farfallina spandeva nell'aria quando gli passava accanto: lo distingueva da tutti gli altri...
A settembre il giardino si era ricoperto dei colori dell'autunno; le giornate si accorciavano ed il Vermetto sentiva crescere in sé una profonda malinconia: non avrebbe piú rivisto i suoi fiori, sentito il loro profumo, non avrebbe piú gioito per la loro presenza.
Ma, forse, non era questo il vero motivo della sua tristezza: aveva paura che il Gelo dell'Inverno gli avrebbe portato via la Farfallina.
Ritornó improvvisamente alla realtá sentendo il rintocco del campanile: era giá mezzodí ed ancora non aveva combinato nulla!
Possibile che lui, cosí solitario, cosí indipendente, si fosse abituato alla presenza, agli scherzi, ai sorrisi di quel paio d'ali turchesi?
Non poteva certo permetterselo, con tutto il lavoro che aveva da fare!
Ritornó al suo computer e modificó il programma operativo.
Ma anche nel pomeriggio non combinó nulla, rivivendo la gioia provata a fine estate, quando tutti gli abitanti del giardino si riunirono per la grande festa danzante e la Farfallina gli stette accanto tutto il tempo...
Tutto era ormai solo un sogno del passato.
Cercó di concentrarsi sul suo lavoro: era la sua unica ragione di vita; per questo tutti gli altri Vermetti lo invidiavano.
Riusciva a lavorare ininterrottamente anche per dodici ore al giorno, non sprecava certo il tempo con gli amici, i concerti, le feste, cosí come facevano tutti gli altri abitanti del giardino... ma la sua aiuola era la piú bella: questo solo desiderava!
Quella sera uscí dal suo ufficio, come sempre, ma contrariamente al solito non era soddisfatto.
Aveva il cuore gonfio e non riusciva a capire cosa stesse succedendo.
Anche l'aria gli sembrava strana, quasi magica.
Udiva i semetti sotto terra che gridavano di allegria, sentiva il formicaio in festa, le radici che si bisbigliavano: "Auguri... auguri!".
Trovó i suoi amici, colmi di pacchetti e di doni: "Auguri, Vermetto, auguri!..."
"Grazie... auguri..." rispondeva un po' confuso; li seguiva con lo sguardo fino a che non scomparivano nelle loro case tutte addobbate, piene di luci colorate, di allegria, di canti...
"Ma che sará mai?" si domandava e non riusciva a trovare una risposta.
L'Abete, quasi leggendogli nel pensiero, chinó i suoi rami verso di lui e sussurró:
"Ciao, Vermetto, auguri e Buon Natale!..."
Sobbalzó.
"Buon Natale?... Oh, sí... Buon Natale, Abete... Auguri anche a te!..."
Era Natale, il giorno della Gioia, la Festa piú bella dell'anno e se n'era completamente dimenticato, tanto era stato assorbito dal suo lavoro.
Entró in casa: mai gli era sembrata cosí fredda, vuota, buia...
Si guardó allo specchio, gli occhi arrossati per il troppo lavoro; non aveva voglia neppure di cenare.
Si mise in poltrona, ma neppure lí si sentí a suo agio: soffuse, ovattate, gli giungevano le risate ed i gridolii di gioia degli altri, mentre lui era solo, piú solo che mai.
A mezzanotte le campane cominciarono a suonare a festa.
Non ne poté piú ed uscí.
Guardó il blu della notte, la luna, le stelle...
Oh, se avesse potuto volare!...
Ma era solo un Verme: il suo sogno non si sarebbe mai realizzato.
Gli occhi gli si velarono di lacrime...
Scrutó di nuovo il blu del cielo notturno; vide una Stella lucente, la piú splendida del firmamento; seguí con lo sguardo la scia luminosa che sembrava dirigersi proprio verso di lui...
No, non poteva essere vero!
Non riusciva a credere ai propri acchi: trasportata dai raggi stellari la Farfallina gli correva incontro, con le ali spiegate.
Gli venne istintivo tendersi verso di lei e scoprí con grande meraviglia di possedere delle zampette nere e lucenti.
Strinse quelle di lei e si sentí sollevare in aria; guardó la sua aiuola, fiorita come in estate: mai l'aveva vista cosí splendida e meravigliosa; il profumo dei fiori giungeva fino a loro, ma la sua gioia piú grande era di poter volare cosí in alto, nel cielo stellato.
Si guardó e scoprí di avere due splendide ali blu trapuntate di stelle: non era piú un Verme, ma una stupenda Farfalla.
Volarono felici lungo il raggio di luce, verso la loro Stella.
Era la notte di Natale!

Luisa Marnati
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