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Argomento 'Racconti e poesie'

Una favola. ‘La nave e il gabbiano’
Data di pubblicazione: 29/07/2006
Una favola. ‘La nave e il gabbiano’ Era la Nave piú bella che si fosse mai vista: la Terra aveva fornito il Legno piú pregiato per lo scafo, il Sole aveva forgiato ed unito i pezzi, la Luna aveva intrecciato i suoi raggi per tessere le vele che si gonfiavano al soffio del Vento.
Velocissima la Nave fendeva l'acqua e le Onde la invitavano: "Fermati a giocare un poco con noi!..." ma lei non le degnava di uno sguardo.
Stormi di Gabbiani le volavano attorno, cercando un appoggio, una sosta lungo il volo, ma la Nave, con uno scrollone, li costringeva a scappare.
I Pesci e gli Abitanti del Mare restavano incantati di fronte a tanto splendore, ma subito dopo dovevano scansarsi, perché la Nave non voleva deviare dalla propria rotta.
In poco tempo, tutti la chiamarono "Superba", per la bellezza e per il carattere.
Un giorno, mentre si specchiava nelle acque della rada, Superba avvertì qualcosa di insolito; si guardó bene attorno e scorse, nell'angolo piú remoto, un Gabbianotto, talmente piccolo che così non ne aveva mai visti.
- Forse é al suo primo volo... - pensó tra sé e sé.
Non sapeva se scacciarlo o avvicinarsi a lui: era la prima volta che le capitava di non essere sicura.
Provava rabbia, fastidio, irritazione per quella intrusione e, nello stesso tempo, sentiva dentro di sé qualcosa di nuovo, un sentimento che non aveva mai provato prima d'allora.
Decise di avvicinarsi al Gabbianotto.
Superba si accorse che il Pulcino ansimava, tremava e tentava di rannicchiarsi ancora di piú nel suo angolino.
- Hai freddo? - gli chiese.
Il Gabbianotto scosse il capino.
- E' il tuo primo volo?
Il Gabbianotto annuì.
Superba lo osservó meglio e rimase colpita da quello sguardo profondo come il mare.
- Dov'é il tuo nido?... - chiese ancora Superba, ma il Pulcino scoppió in lacrime.
Allora lo prese tra le sue braccia, si guardó attorno, individuó la scogliera dov'era il nido ed in un batter d'occhio depose il Gabbianotto a terra e riprese il mare.
Tutti, Gabbiani, Pesci, Scogliera, Sole... rimasero a bocca aperta: mai Superba si era comportata così dolcemente, con tanta tenerezza e comprensione.
La guardarono allontanarsi con le vele al vento, finché non scomparve all'orizzonte.
Al Gabbianotto si strinse il cuore, quando non la vide piú; rientró nel nido, al caldo tepore, ma con la determinazione che l'indomani avrebbe ripreso a volare, per raggiungere ed incontrare Superba, che ormai gli aveva rapito il cuore.
Giorno dopo giorno i suoi voli divenivano sempre piú lunghi, sempre piú alti: sperava di scorgere Superba, almeno in lontananza, ma di lei nessuna traccia!
Passó ancora del tempo.
Intanto si era fatto il Gabbiano piú bello della Scogliera: le sue penne erano candide come la neve sulle alte cime e robuste come la roccia della scogliera, le piume morbide come le nubi e gli occhi racchiudevano il blu della notte trapuntata di stelle.
Soprattutto era felice, gioioso come lo puó essere chi ama la vita; e tutti ricambiavano il suo amore.
Un giorno che si era spinto piú al largo del solito scorse Superba in lontananza.
Al Gabbiano cominció a battere il cuore all'impazzata per la gioia, ma sapeva che le sue forze non sarebbero state sufficienti a permettergli di arrivare da lei e tornare alla Scogliera, se lei gli avesse impedito di fermarsi a riposare; ma il desiderio di avvicinarsi e restare con lei era così forte che decise di rischiare.
Raccolse tutte le sue forze e le voló incontro.
Sembrava che il tempo si fosse fermato, che la distanza fosse immensa, ma piú sentiva le forze venirgli meno e piú poteva osservare la bellezza di Superba nei minimi particolari.
Anche la Nave si accorse del Gabbiano, lo riconobbe, gli corse incontro sorridendo; si abbracciarono stretti stretti, felici di essersi incontrati.
Iniziarono a parlare, parlare, parlare...
Superba era sempre piú rapita da quello sguardo vellutato, dalla saggezza, dalla gioia di vivere che sprizzava dal Gabbiano: finalmente comprendeva il significato della felicitá, della vita, dell'amore.
Sapeva che la sua esistenza sarebbe profondamente cambiata, perché aveva finalmente provato il calore nel suo cuore.
Esausti, ma felici, si addormentarono, cullati dalle Onde e dal canto del Vento.
Furono svegliati all'improvviso dalla Tempesta e dall'Uragano, gelosi della felicitá di Superba e del Gabbiano.
Onde immense, violentissime, si rovesciavano sulla Nave e ne sconquassavano lo scafo; l'Uragano le inzuppava e strappava le vele, la Tempesta sobillava e gonfiava il Mare, che rumoreggiava e ribolliva di schiuma... anche i Fulmini si abbattevano attorno a lei.
Ormai Superba si sentiva allo stremo, smarrita, spaventata... dov'era la terra, il cielo, il mare?...
Tutto era buio, vento, acqua!
Il Gabbiano prese la sua decisione: la rincuoró, le chiese di aver fiducia in lui e spiccó il volo, verso l'alto: doveva raggiungere il Sole, l'Energia che alimenta dall'alto, se voleva salvare Superba.
Voló contro l'Uragano, contro il ribollire delle acque che volevano inghiottirlo ed imprigionarlo con la schiuma delle onde, ma alla fine si libró nelle nubi: al di sopra, l'azzurro del cielo, la tranquillitá, la pace.
Voló e voló ancora, finché trovó i raggi del Sole.
Non poteva guardare piú in alto, ma sentiva che l'Astro fulgente era lì, accanto a lui.
Una voce calda e profonda lo raggiunse:
- Chi sei tu, che vieni da me?
Il Gabbiano non riuscì a rispondere subito, perché lo stupore lo aveva ammutolito: si trovava comodamente seduto su un raggio di Sole e tutta la stanchezza era scomparsa.
Si sentiva sicuro e tranquillo, sereno.
Alla fine rispose:
- Sono il Gabbiano.
- Sei il primo che abbia osato attraversare le acque, le nubi ed il cielo contro la forza dell'Uragano e della Tempesta per venire da me... qual é il motivo?
- Superba, la Nave, é in grave pericolo, in balìa della Tempesta: c'é troppo buio perché possa orientarsi! Ti prego, donami uno dei tuoi raggi perché possa illuminare il mare!...
Il Sole stette un po' in silenzio; poi riprese a parlare:
- Ció che mi chiedi é molto, ma poiché hai dato molto nella tua giovane vita ed hai dimostrato tanto coraggio, ti aiuteró, se sarai disposto ad affrontare una prova.
- Lo faró - rispose d'impeto il Gabbiano - Dimmi cosa debbo fare!
- Dovrai volare nel Blu, fino a trovare l'Orizzonte; allora spiegherai le ali e le terrai distese: il Vento ti porterá, ma sará il tuo ultimo volo.
Al Gabbiano venne un nodo alla gola, ma si rese conto che non vi era altro modo per salvare Superba.
Ricacció in gola le lacrime, annuì e guardó il Sole nel suo splendore: ora poteva reggerne lo sguardo senza alcun timore.
Il Sole prese uno dei suoi raggi, lo racchiuse in un piccolo scrigno che consegnó sorridendo al Gabbiano; questi ringrazió, salutó e spiccó il volo, incontro al proprio destino.
Non aveva piú la cognizione del tempo, ma sapeva che doveva cercare ed attendere.
Le sue ali fendevano sicure l'aria, che diveniva sempre piú blu, finché trovó l'Orizzonte.
Spiegó le ali e le tenne distese: il Vento lo portava.
Allora sotto di sé scorse il Mare, la Tempesta e l'Uragano e Superba in loro balìa: con tenacia, perseveranza e fiducia in lui aveva atteso il suo ritorno in mezzo a tante avversitá.
Il Gabbiano aprì lo scrigno ed il raggio di Sole sfioró dolcemente Superba, scivoló sulle Onde che si placarono immediatamente: tutto era pace, tranquillitá.
Il Gabbiano voló attorno a Superba per un ultimo saluto e la guidó verso la terraferma, sostenuto dalle ali del Vento.
Toccó terra, ma non aveva piú zampe, né ali, né piume... era diventato un Faro, stupendo per la snellezza delle forme ed il suo raggio di Sole fendeva l'oscuritá ed illuminava il Mare.
Cercó Superba.
I loro occhi si parlavano nel silenzio della Notte: e la Nave divenne una Cittá, distesa dolcemente sulle montagne.
Genova e la sua Lanterna.

Luisa Marnati
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